videogames e se facessero bene

Videogames: e se facessero bene?

Un recente studio ha dimostrato che giocare ai videogames non fa male, al contrario ha effetti positivi sulle persone, e allora perché ci sono sempre coloro che li demonizzano e che, forti di altrettante ricerche e studi, escludono dalla propria vita chi ci gioca regolarmente?

Videogiochi che passione!

Mai pensato che giocare ai videogiochi faccia bene? Checché se ne dica in giro, una nuova e recentissima ricerca ha confermato come i videogiochi facciano bene, quindi basta preoccuparsi per chi sta le ore attaccato alla console? Questo è da vedere. Oggi come oggi un giocatore medio trascorre circa 3 miliardi di ore alla settimana davanti ai videogiochi e ciò, preso un dato più ristretto e specifico, significa che un ragazzo di 21 anni ha già passato circa 10 mila ore davanti allo schermo di un pc, ovvero ben 416 giorni.

Una massiccia esposizione ai videogiochi di cui solo recentemente gli studiosi iniziano a comprendere gli effetti sul cervello umano. Per approfondire la questione quindi, i ricercatori hanno voluto condurre uno studio su un gruppo di giocatori adulti che almeno per sei ore la settimana si piazzano davanti a uno schermo dedicandosi al proprio gioco del momento. Che cosa si è evinto da questo studio? Che chi preferisce i giochi di azione acquistano e sviluppano un’abilità di attenzione visiva migliore rispetto agli altri: in pratica acquisiscono una maggiore capacità di analisi dello spazio e hanno una reazione più rapida agli stimoli visivi e quindi sono più reattivi rispetto a chi non gioca o chi preferisce altre tipologie di videogames.

Quando i videogiochi fanno bene

In questa nuova ricerca però è stato evidenziato anche un altro nuovo fattore altrettanto importante: è stato rilevato che i giocatori sfruttano strategie di navigazione che coinvolgono di più il sistema di ricompensa cerebrale da cui dipende il comportamento di un individuo, e usano di meno il sistema della memoria spaziale, situato nell’ippocampo. Questi studi quindi hanno dimostrato come nei giocatori che si affidano di più a strategie che sono prettamente legate al nucleo caudato, sede del sistema di ricompensa cerebrale, si rileva una minore attività cerebrale nell’ippocampo.

Ciò significa che mettersi davanti allo schermo della tv per giocare potrebbe compromettere l’attività dell’ippocampo rendendo più alto il rischio di contrarre disfunzioni neurologiche come il morbi di Alzheimer? Dura a dirsi per ora anche da parte degli scienziati, fatto sta che tale ricerca non mira a bandire i videogiochi come altri studi hanno finora fatto: sono infatti, necessarie altre indagini più specifiche per capire se effettivamente alcuni tipi di videogiochi possono compromettere le funzionalità dell’ippocampo così da bandire solo quelle tipologie.