| il ritrovamento a Riace Marina |
| Un appassionato subacqueo in vacanza
in Calabria, Stefano Mariottini, durante un’immersione, ad appena
200 metri dalla spiaggia e alla profondità di 8 metri, vide
emergere dalla sabbia un braccio e si rese conto ben presto che esso
faceva parte di una statua di bronzo. Il sovrintendente Giuseppe Foti,
immediatamente avvertito, avviò tempestivamente i lavori di
recupero che, grazie alla collaborazione del Nucleo Subacqueo dei
Carabinieri di Messina, fu portato a termine in pochi giorni consentendo
che le due statue fossero portate in superficie e trasportate al Museo
Nazionale di Reggio Calabria, dove iniziò subito l’opera
di rimozione delle incrostazioni marine. In successive esplorazioni
sul luogo del ritrovamento furono rinvenuti un frammento della maniglia
in bronzo dello scudo della statua A e 28 anelli in piombo, probabilmente
utilizzati per far scorrere le vele, ma non si trovò alcun
resto nè della nave nè del suo carico; fu accertato
comunque al momento del naufragio le statue non erano legate alla
struttura della nave e si ipotizzò che, durante una tempesta,
la nave si fosse capovolta e che quindi le statue, più pesanti,
fossero colate a picco, mentre il resto del carico, più leggero,
si fosse disperso su un’area più vasta. |
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