Le mansioni di una Idropulitrice

Se si agogna pulire superfici senza per forza affaticarsi troppo ogni volta che ci si dedica alle pulizie, è possibile ricorrere all’aiuto di una idropulitrice che possa risolvere in poco tempo tutti i problemi legati alla pulizia delle superfici di casa propria. Vediamo come agisce una idropulitrice. Chi non vuole affaticarsi nello svolgere le normali pulizie domestiche, oggi può avvalersi di un aiuto alternativo ma ugualmente valido che può risolvere il problema della pulizia in casa in poco tempo, si tratta della idropulitrice. Non tutti sanno cosa sia esattamente una idropulitrice ma non si tratta né più né meno che di un apparecchio professionale con cui è possibile lavare qualsiasi tipo di superficie sporca e di qualsiasi dimensione sia.

Grazie quindi a questa vera e propria macchina pulitrice si è aiutati nel lavaggio di casa, e si possono pulire qualsiasi tipologia di superficie e di qualsiasi grandezza. Facendo uso dell’idropulitrice, infatti, si può togliere molto più facilmente e praticamente e soprattutto senza fare troppa fatica, ogni tipo di sporco, basta solamente regolare la giusta pressione da conferire all’acqua così che solo la pressione riesca a lavare via anche lo sporco più ostile. Proprio perché è pratica e funzionale, l’idropulitrice si può comodamente usare in svariate occasioni, come ad esempio in ambienti industriali e tecnici, dove cioè ci si trova a dover pulire macchinari enormi o contenitori altrettanto grandi che da soli non sarebbe possibile pulire.

Con idropulitrici a scoppio invece, anche in casa propria risulta essere molto utile soprattutto se si ha bisogno di un gran getto d’acqua per lavare il pavimento di un salone, oppure la si può usare anche per lavare la carrozzeria dell’auto o della motocicletta, e si possono lavare anche i singoli pezzi di ricambio dei propri veicoli, così come è utile per sgrassare a fondo e meglio tutti quegli apparecchi che sopportano di essere lavati con acqua e sapone. In casa invece, oltre che rilevare l’utilità della idropulitrice per il lavaggio di pavimenti che hanno necessità di essere puliti a fondo, è possibile utilizzarle il forte getto d’acqua di questo macchinario anche per togliere via muschio o muffe dai tetti o dalle pareti esterne della propria casa. L’idropulitrice però si può tranquillamente usare anche per lavare via lo sporco ostinato dalle pareti interne di casa, basta semplicemente prestare attenzione a quanta acqua va usata per non rischiare una sorta di inondazione di casa.

Le funzioni dell’idropulitrice

Infatti, sia che la si voglia usare per pulire le pareti esterne sia che si preferisca lavare le pareti interne, chi intende usare l’idropulitrice deve stare attento a non andare incontro a un allagamento in casa per cui bisogna imparare a calibrare bene il forte getto d’acqua che viene provocato dall’idropulitrice. In ambito più specificamente industriale, l’idropulitrice è l’apparecchio ideale per lavare superfici ampie e che normalmente risultano molto complicate da pulire.

Per esempio, sempre prestando attenzione al getto d’acqua da usare, l’idropulitrice è ottima per pulire officine meccaniche asfalto, cemento e anche piazzali massellati, mentre quando cala il freddo è possibile ricorrere al macchinario per riuscire a sturare del tutto le tubature e i condotti di fognature e simili se il freddo le congela, dato che grazie all’acqua calda i tubi possono essere liberati anche aiutandosi con gli appositi sturatubi.

A cosa servono le micro sd

Per chi ancora non lo sapesse, le schede micro sd servono principalmente per archiviare dei file e ogni scheda micro sd può essere connotata da caratteristiche tecniche diverse, per questo oggi esistono diversi tipi di schede micro sd. In uqesta sede vedremo soprattutto cosa sono e come funzionano le micro sd. Poiché lo scopo della produzione delle schede micro sd è quello di archiviare dei file, significa che la loro ideazione è legata prima di tutto alla possibilità di espansione della memoria dei cellulari, quelli però di nuova generazione che sono ricchi di funzioni multimediali. Eppure oggi le schede micro sd si possono facilmente usare anche per i cellulari ma non solo per loro, infatti, ci sono diversi apparecchi elettronici che possono usufruire della memoria espandibile delle micro sd.

Prima di tutto bisogna chiarire com’è fatta una scheda micro sd: il loro nome deriva proprio dalle loro dimensioni minime, micro appunto, che di solito non superano i 15x11x1 millimetri, e le schede micro sd meno capaci sono caratterizzate da una capacità di almeno 2 Mb, poi in realtà queste micro sd possono arrivare anche a raggiungere i 128 Gb, il che significa essere dotati di una memoria espandibile decisamente enorme. Sul mercato esistono micro sd di vari ‘tagli’ e a seconda della capacità di memoria ci sono quelle chiamate high cpaacity, che arrivano al massimo a 32 Gb, e ci sono anche quelle dette extended capacity, la cua capacità minima parte da ben 64 Gb e la massima capacità può raggiungere addirittura 2 Tb. Quando sono state immesse nel mercato, queste schede hanno subito riscosso un micro successo perché venivano vendute a costi decisamente troppo alti che solo in pochi potevano permettersi.

Solo dopo un po’, tra la domanda dei consumatori e la grande capacità di memoria a disposizione, sono diventate talmente comuni da poter essere acquistate da tutti, e tutti oggi usano almeno una microsd per il proprio cellulare o per un qualsiasi dispositivo elettrico che ne può usufruire. Grazie anche al successo di tablet e di smartphone, oggi le schede micro sd si trovano ovunque non solo nei negozi specializzati e soprattutto a prezzi decisamente convenienti rispetto a una volta. Oggi la tecnologia ci è venuta talmente incontro che esistono diversi tipi di micro sd tanto che chi non è troppo esperto potrebbe avere problemi a scegliere e districarsi nella vasta gamma di modelli di micro sd esistenti.

Cosa si fa con le micro sd

Proprio perché oggi utilizziamo molto più di prima i cellulari, gli smartphone ei tablet, sono necessari spesso espansioni e le micro sd ci vengono incontro: le diverse case di produzione hanno messo in commerci diverse micro sd dallo standard particolarmente evoluto al punto che ogni volta che vengono introdotte sul mercato delle nuove micro sd dalle capacità maggiori, le schede dalla capacità inferiore vengono subito tolte di mezzo, ecco perché oggi chiedere a un negoziante una scheda di 2 o 4 Gb significa metterlo in difficoltà perché si tratta di schede micro sd dalle capacità ormai introvabili, e anche se lo fossero, forse il loro prezzo proprio a causa della rarità, potrebbe risultare ben più alto di una moderna micro sd di capacità superiore. Prima di acquistare una micro sd, quindi, bisogna capire che utilizzo si intende farne ovvero se serve per un’espansione del cellulare, del tablet o dello smartphone. Inoltre, il costo tra le micro sd cambia in base alla capacità e alla classe delle stesse e ormai è sempre più difficile scegliere una micro sd in base al costo.

La chiavetta usb e la sua utilità

Ormai non si può più farne senza soprattutto da quando i dispositivi mobile sono aumentati di numero permettendo anche di effettuare azioni che prima si potevano sognare solamente: la chiavetta usb è diventata proprio per questo indispensabile a chi ha bisogno di salvare file o di portarli sempre con sé. Vediamo insieme le mille utilità della chiavetta usb. Probabilmente oggi sono in pochi a chiamarla ancora chiavetta usb, dato che questo piccolo e portatile dispositivo è più conosciuto con il nome di pen drive, e si tratta più che di un dispositivo vero e proprio di un supporto informatico che non manca nelle borse o nelle tasche degli utenti più tecnologici. Infatti, ormai tutti usano a casa o in ufficio una chiavetta usb, prima di tutto perché si è rivelata fin da subito un supporto molto pratico da usare e maneggevole, ma la ragione principale è legata alla semplicità di utilizzo che permette praticamente a chiunque, che sia esperto o neofita del computer, di poterla sfruttare.

La chiavetta usb, infatti, serve principalmente per l’archiviazione o memorizzazione di diversi tipi di file e se collegata a un dispositivo mobile o al computer permette il trasferimento di questi file da un supporto all’altro in modo rapido e indolore. Infatti per la chiavetta si tratta semplicemente di un’archiviazione di dati temporanea, proprio perché questi ultimi verranno poi ricopiati o trasferiti direttamente su un dispositivo principale, come un computer, ma anche su uno smartphone o su un tablet. Accade sempre più spesso, per esempio, di dover trasferire file di lavoro da un computer all’altro dell’ufficio o dal proprio computer in ufficio a quello che si utilizza a casa per poter continuare il lavoro durante trasferte e fine settimana e non c’è niente di più pratico che farlo tramite la chiavetta.
come usare la pen drive

Talvolta è possibile che la chiavetta venga usata anche per un’archiviazione dei file più lunga nel tempo, perché magari si tratta di dati che servono per un certo periodo o che vengono rielaborati da più persone per cui il supporto della chiavetta si rivela utile per non doverli salvare su un supporto fisso. Sebbene oggi si possano utilizzare anche piattaforme di condivisione di file, la chiavetta resta un mezzo molto usato soprattutto se i file sono numericamente pochi. Infatti, la condivisione in spazi virtuali è più idonea per moli di dati particolarmente gravose che, appunto, non si potrebbe condividere con una semplice chiavetta o per dati che devono essere consultati da più di due persone dello stesso ufficio o reparto. In ogni caso la pen drive usb si rivela un sistema infallibile di trasmissione dei dati. Viste le sue dimensioni particolarmente mini, la pen drive può essere portata ovunque con sé in modo facile e comodo senza dover prendere troppe precauzioni, inoltre è molto sfruttata anche per una memorizzazione dei file se non si dispone di abbastanza spazio sull’hard disk del proprio computer.

Dimensioni…

Le sue dimensioni permettono di attaccare la pen drive anche al portachiavi, di metterla in borsa o anche in tasca senza correre il rischio di perderla e portando sempre con sé quando servono, le informazioni in essa contenute. Oggi inoltre, sulle pen drive è possibile salvare centinaia di programmi subito pronti da usare e che si possono anche installare sul dispositivo principale perché non si hanno più problemi di capacità: ci sono diversi modelli di pen drive sul mercato che possono ospitare giga e giga di file e quindi anche software più pesanti possono essere salvati su una pen drive che gode di una capacità di diversi gigabyte.

Materassi memory: quando è dolce dormire

Oggi sembra normale dormirci su, ma fino a pochi anni fa non si sapeva nemmeno cosa fossero i materassi memory mentre oggi tutti vogliono dormire comodi su uno di questi rivoluzionari materassi che permettono di schiacciare sonni tranquilli e sani. Vediamo come sono nati questi famigerati materassi memory. Si può definire una vera e propria rivoluzione quella che ha portato all’utilizzo dei materassi memory: il Memory Viscoelastico è stato studiato e ideato dalla Nasa, perché era un materiale che serviva a proteggere gli astronauti nello spazio dalle accelerazioni del lancio che potevano risultare il più delle volte molto forti, quindi per attutirle e non rendere difficile la missione fin dai primi passi, la Nasa pensò a creare un materiale che potesse essere d’aiuto agli astronauti.

Se quindi lo scopo del memory era quello di proteggere dei professionisti, a cambiare il motivo principale dell’utilizzo del memory è stata un’azienda che, prendendo spunto proprio dal fatto che si trattasse di un materiale inventato per attutire vibrazioni e rendere confortevole il soggiorno in un’astronave, ha pensato bene di sfruttarlo per rendere confortevole il sonno di migliaia di persone. Di sicuro oggi il materasso memory non presenta più le caratteristiche originarie che lo hanno contraddistinto all’inizio e fatto diventare il materasso preferito dalla maggior parte di chi ha intenzione di schiacciare bei sonni durante la notte: un materasso matrimoniale memory oggi si caratterizza per la qualità del materiale usato che spedisce il consumatore direttamente nel mondo dei sogni con il massimo comfort.

Il materasso memory è stato chiamato così perché mantiene la memoria della forma del corpo di chi vi dorme su: proprio grazie all’utilizzo del viscoelastico è possibile mantenere questa ‘memoria’ ma cerchiamo di capire meglio com’è possibile che un materasso abbia tale qualità. In pratica i materassi memory memorizzano la forma del corpo grazie al calore corporeo che consente al viscoelastico di modellarsi a seconda della silhouette delle persone con l’aiuto di milioni di microcelle che assicurano una distribuzione uniforme della pressione. Quel che si ottiene alla fine è un comfort unico che permette davvero di dormire tranquillamente e serenamente.

La rivoluzione del sonno dei materassi memory

I materassi memory rappresentano a ragione l’ultima rivoluzione del settore e per questo sono diventati in breve tempo i preferiti da milioni di persone nel mondo: chi soffre di insonnia, grazie all’uso del memory oggi dorme sonni profondi e questo risultato non può lasciare indifferenti. Di fronte a tanto successo, molte persone si sono lasciate convincere a provare l’efficienza di questi materassi memory e non hanno avuto che lodi e nessun ripensamento sulla scelta effettuata.

I materassi memory consentono davvero di dormire per tutta la notte senza agitarsi o svegliarsi o avere disturbi nel sonno proprio perché il materasso si adatta alla forma del corpo dell’utente e ciò permette di adeguarsi subito al materasso nonostante sia nuovo e venga usato per la prima volta. Ancora una volta dunque, è la tecnologia a permettere di far avverare il sogno proibito di molti, quello di dormire bene la notte, dato che sono sempre più coloro che soffrono di disturbi del sonno e non riescono a trarre beneficio dal sonno. Quando il sonno non è più ristoratore allora forse bisognerebbe cambiare materasso e votarsi a questo nuovo materiale.

Quando la bici diventa da camera

Riuscire a ritagliarsi un po’ di tempo per pensare a curare la propria salute e la propria forma fisica sembra sempre più una missione impossibile ecco perché in molti anziché iscriversi per andare in palestra portano la palestra dentro casa e si allenano su una cyclette. Vediamo quindi come scegliere una cyclette per ogni esigenza. La cyclette o bici da camera è un attrezzo che permette di allenarsi comodamente in casa propria e permette di effettuare delle lunghe ‘passeggiate’ in bici senza doversi scomodare a uscire di casa. A sfruttare maggiormente questa possibilità di fitness e di moto che offre avere una cyclette sono tutti coloro che non hanno il tempo di andare in palestra ad allenarsi o che preferiscono fare sport in casa perché la palestra non è il loro ambiente preferito.

Che si esca tardi da lavoro o si sia troppo stanchi per un salto in palestra, la cyclette può risolvere i propri problemi di tempo e necessità di muoversi: ecco perché in molti oggi sono pronti a crearsi un angolo palestra in casa con due o tre attrezzi essenziali tra cui uno è sempre la bici. La cyclette infatti, è molto utile specie durante l’inverno quando piove e la voglia di andare in palestra non la si ha per niente: mettersi a pedalare sulla cyclette magari davanti a un film alla tv è il migliore modo per soddisfare i propri buoni propositi di mantenersi in forma e di fare sport. La cyclette per dimagrire quindi, diventa facilmente il migliore alleato per tenersi tonici, allenati e per perdere qualche chilo di troppo, se associata a una corretta e sana alimentazione.

La bicicletta da camera infatti, si usa molto nelle palestre sia come riscaldamento per scaldare i muscoli sia come allenamento per buttare giù i chili di troppo: si rivela un attrezzo indispensabile sia per snellire che per tonificare, quindi la scelta di introdurla nel proprio angolo palestra domestico non è sbagliata. L’importante è che si stia particolarmente attenti al tipo di allenamento che si intende svolgere e che non si improvvisi niente dato che chi inizia un allenamento di solito ha i muscoli sopiti e deve andare per gradi senza strafare da subito.

Tonici e in forma con la cyclette

Anche se si è in casa e magari ci si sente più confidenti, meglio attenersi a un allenamento che sia progressivo: non è possibile fin dalla prima seduta pedalare a una velocità sostenuta per un’ora, bisogna iniziare con 20-30 minuti e a una velocità un po’ meno sostenuta per poi alzare passare ai livelli successivi. Solo così si otterranno risultati effettivi e duraturi. A seconda del tipo di allenamento che si intende svolgere è possibile scegliere il tipo di programma da impostare sulla cyclette, però si tratta di un’operazione che si può fare in base al modello di bici da camera che si ha in casa: ci sono modelli più semplici che non prevedono il poter programmare un allenamento e altri un po’ più moderni e sofisticati in cui è possibile scegliere addirittura i parametri stessi e personalizzare il proprio allenamento.

La rivoluzione del lettore blu ray

In mercato oggi esistono svariati modelli di lettori blu ray e quando si decide di acquistarne finalmente uno non si ha che l’imbarazzo della scelta, che può essere anche difficile se non si è molto esperti in tecnologia e quindi bisogna capire quali sono le caratteristiche ideali per trovare il lettore blu ray più adatto alle proprie esigenze. Finalmente si è deciso di passare al blu ray, una nuova tecnologia di dvd che permette di vedere film più che ad alata definizione. Oggi si può scegliere tra modelli di lettori blu ray diversi ed è possibile più facilmente trovare quello più idoneo a soddisfare le proprie esigenze e soprattutto accoppiare il lettore blu ray a un televisore ad alata risoluzione significa poter usufruire delle potenzialità dell’uno e dell’altro dispositivo che si desidera guardare un film in tutto il suo splendore.

Lo standard della qualità dei lettori blu ray tende ad alzarsi di anno in anno sempre di più perché le case produttrici offrono sul mercato prodotti di una qualità sempre maggiore, ecco perché ormai il lettore blu ray è diventato un mezzo indispensabile per potersi godere nel migliore modo possibile un ottimo audiovisivo. Il lettore blu ray permette di ottenere una qualità video decisamente superiore alla media perché offre un dettaglio maggiore e una riproduzione di colori alta e quanto più fedele possibile all’immagine originale, ecco perché per la scelta del proprio lettore blu ray bisogna comprendere prima le caratteristiche tecniche che si pretendono dal lettore stesso e quindi scegliere quello che si reputa più adatto da collegare al proprio televisore.

Ormai un dispositivo come il lettore blu ray è sempre più entrato di diritto nelle case dei più appassionati della tecnologia che vogliono avere la soddisfazione di godersi delle immagini video perfettamente nitide su uno schermo anche piccolo. Infatti, il lettore blu ray consente di vedere video di qualità superiore, dai dettagli e dai colori particolarmente fedeli.

Perché usare un lettore blu ray

Per potersi godere davvero uno spettacolo video fuori dal comune è necessario munirsi di un bel lettore bluray che consenta di vedere anche i più minimi dettagli in alta risoluzione di un immagine: oggi infatti, la risoluzione video che un lettore blu ray offre è uguale a 1080×1920 pixel, e ciò equivale al formato più alto attualmente disponibile per il mercato dell’home video, eppure per poter avere a casa propria il lettore blu ray migliore, bisognerebbe considerate anche altra caratteristiche come per esempio la dotazione di un’uscita audio-digitale ottica, di porte in uscita audio-analogiche e inoltre, uno dei vantaggi dei lettori blu ray è che sia che si colleghi a un bel televisore ad alta definizione oppure a un televisore 3D, sarà sempre possibile ammirare un video assolutamente pulito e nitido. In genere però si preferisce l’abbinamento blu ray con tv full hd, perché si ha più la sensazione di potersi godere appieno tutte le potenzialità del lettore che consente non solo di godersi un film ad alata risoluzione, ma anche di realizzare in casa un vero e proprio sistema home theatre degno del migliore dolby surround cinematografico.

Telecamere IP: a cosa servono

Oggi si sente parlare sempre più spesso di voler munire la propria casa di telecamere ip. In pratica per garantire la sicurezza propria e dei propri cari e anche della propria abitazione, sempre più sistemi di sicurezza sono muniti oggi di questo tipo di telecamere che possono realmente garantire una maggiore sicurezza domestica. Vediamo di che si tratta. Avete mai sentito parlare di sistemi di sicurezza dotati di telecamere IP? Detta così si comprende di che si tratta solo a metà, per la parte dell’IP è tutta da spiegare. In poche parole, si tratta di telecamere che servono per compiere la videosorveglianza di luoghi interni ma anche di esterni e sono IP perché sono in grado di trasmettere le riprese tramite Internet. Avete presente quando nei reality è possibile seguire le storie dei vari partecipanti anche di notte?

Perché i luoghi in cui si svolge l’azione sono tutti dotati di questo tipo di telecamere ed effettivamente anche le riprese di questi reality si possono tranquillamente seguire sul web. Quindi, una volta installate nella propria abitazione, è sufficiente configurare queste telecamere IP per avere tutta la casa e anche eventuali esterni, sotto controllo: le telecamere, infatti, permettono di monitorare qualsiasi luogo tramite il computer o anche da altri dispositivi mobile, come smartphone o tablet, basta averli dotati dell’apposita applicazione o fare accesso ai filmati di videosorveglianza tramite browser. Con le telecamere IP si è giunti nella nuova era dei sistemi di sicurezza: se prima c’era il semplice allarme che avvisava tramite telefonata che stava accadendo qualcosa di sospetto in casa, oggi è possibile avere una visione totale di casa propria ed essere sicuri che nessuno infranga il proprio focolare domestico.

 Quindi, oggi senza troppa fatica si ha sotto sorveglianza casa o anche l’ufficio o casa dei figli. La tecnologia moderna, ancora una volta ci viene incontro munendoci di tutti i possibili mezzi che garantiscano a se stessi e ai propri cari l’incolumità, dato che sempre si sente parlare di ladri o topi di appartamento non è male saper prevenire un furto. La telecamera ip, quindi, assicurano una stretta videosorveglianza che può essere sempre ‘live’, ovvero avvenire dal vivo, dato che basta un click sul computer o sullo smartphone per avere subito sotto controllo la situazione di casa propria. Inoltre, non è necessario chiamare i professionisti della sicurezza per installare queste telecamere dato che si può fare l’installazione anche da soli, e offrono il vantaggio di non dover essere collegate al computer dato che funzionano indipendentemente da quest’ultimo.

Sicurezza garantita con le telecamere ip

Oggi questa moda di installare le telecamere in casa ha preso talmente piede che sul mercato esistono diversi modelli di telecamere IP così che qualsiasi consumatore possa trovare quelle che corrispondono alle proprie esigenze e soprattutto al proprio budget di spesa. Infatti, esistono modelli particolarmente avanzati che probabilmente sono più adatti per sorvegliare un luogo di lavoro, ecco perché prima di effettuare la scelta giusta è importante informarsi sui diversi modelli e saper distinguere i modelli di telecamere in base alle loro caratteristiche tecniche.

Videogames: e se facessero bene?

Un recente studio ha dimostrato che giocare ai videogames non fa male, al contrario ha effetti positivi sulle persone, e allora perché ci sono sempre coloro che li demonizzano e che, forti di altrettante ricerche e studi, escludono dalla propria vita chi ci gioca regolarmente?

Videogiochi che passione!

Mai pensato che giocare ai videogiochi faccia bene? Checché se ne dica in giro, una nuova e recentissima ricerca ha confermato come i videogiochi facciano bene, quindi basta preoccuparsi per chi sta le ore attaccato alla console? Questo è da vedere. Oggi come oggi un giocatore medio trascorre circa 3 miliardi di ore alla settimana davanti ai videogiochi e ciò, preso un dato più ristretto e specifico, significa che un ragazzo di 21 anni ha già passato circa 10 mila ore davanti allo schermo di un pc, ovvero ben 416 giorni.

Una massiccia esposizione ai videogiochi di cui solo recentemente gli studiosi iniziano a comprendere gli effetti sul cervello umano. Per approfondire la questione quindi, i ricercatori hanno voluto condurre uno studio su un gruppo di giocatori adulti che almeno per sei ore la settimana si piazzano davanti a uno schermo dedicandosi al proprio gioco del momento. Che cosa si è evinto da questo studio? Che chi preferisce i giochi di azione acquistano e sviluppano un’abilità di attenzione visiva migliore rispetto agli altri: in pratica acquisiscono una maggiore capacità di analisi dello spazio e hanno una reazione più rapida agli stimoli visivi e quindi sono più reattivi rispetto a chi non gioca o chi preferisce altre tipologie di videogames.

Quando i videogiochi fanno bene

In questa nuova ricerca però è stato evidenziato anche un altro nuovo fattore altrettanto importante: è stato rilevato che i giocatori sfruttano strategie di navigazione che coinvolgono di più il sistema di ricompensa cerebrale da cui dipende il comportamento di un individuo, e usano di meno il sistema della memoria spaziale, situato nell’ippocampo. Questi studi quindi hanno dimostrato come nei giocatori che si affidano di più a strategie che sono prettamente legate al nucleo caudato, sede del sistema di ricompensa cerebrale, si rileva una minore attività cerebrale nell’ippocampo.

Ciò significa che mettersi davanti allo schermo della tv per giocare potrebbe compromettere l’attività dell’ippocampo rendendo più alto il rischio di contrarre disfunzioni neurologiche come il morbi di Alzheimer? Dura a dirsi per ora anche da parte degli scienziati, fatto sta che tale ricerca non mira a bandire i videogiochi come altri studi hanno finora fatto: sono infatti, necessarie altre indagini più specifiche per capire se effettivamente alcuni tipi di videogiochi possono compromettere le funzionalità dell’ippocampo così da bandire solo quelle tipologie.

Quanto i nostri gusti alimentari dipendono da noi stessi?

Se vi dicessero che a decidere quel che vi piace e quel che non preferite troppo non siete voi ma i batteri che vivono nell’organismo e che hanno dei precisi bisogni alimentari, ci credereste? Vediamo più a fondo nella questione e cerchiamo di capirne di più

Quando è un batterio a decidere cosa mangiare

Un recente studio sul mondo dei batteri, quei ‘simpatici’ microrganismi che abitano all’interno del corpo umano e che rappresentano una sorta di ‘parassiti’ buoni del nostro organismo, ha dimostrato come in realtà a decidere cosa ci piace mangiare e cosa no sono proprio questi piccoli ospiti che manipolano i nostri gusti a seconda delle loro esigenze alimentari. Quante volte cerchiamo di iniziare una dieta invano o cerchiamo di resistere a certe dolci tentazioni finendo per cascarci sempre: ebbene non è detto che questi cedimenti dipendano completamente da noi.

I batteri che dimorano nella flora intestinale infatti, necessitano di alimentarsi e hanno dei propri ‘gusti’ ovvero delle necessità alimentari e per imporre al nostro cervello le loro esigenze possono agire secondo un meccanismo di punizioni e ricompense. A dimostrarlo è stato un recente studio pubblicato su BioEssays di alcuni ricercatori dell’Università di San Francisco, dell’Arizona e del New Messico. In realtà, lo studio dell’ecosistema batterico che vive nel corpo umano è da sempre un argomento affascinante per gli scienziati e i ricercatori: i batteri infatti vengono studiati affinché si possano migliorare e ottimizzare le sperimentazioni di metodi di cura alternativi.

Obesità e sovrappeso: è il batterio che decide?

È anche vero però che questi piccoli microbi agiscono come una specie di cospiratori sul cervello attraverso il nervo vago che collega l’intestino al cervello ed è proprio così che riescono a modificare i nostri comportamenti e l’umore e anche a cambiare i recettori del gusto, come? Per esempio producendo tossine che ci fanno preferire un cibo all’altro o farci rigettare un alimento o al contrario rilasciando sostanze chimiche che ci fanno desiderare un determinato alimento. Ovviamente però i batteri non hanno il monopolio o l’esclusiva su nostri gusti, anche ni possiamo agire sui gusti dei batteri: per esempio accade spesso che durante una settimana si cambino le proprie abitudini alimentare il che dà luogo a un cambiamento anche della nostra flora intestinale in modo da renderla più ‘malleabile’.

Insomma, i batteri possono anche influenzare i nostri gusti in fatto di cibo ma è anche vero che si comportano così perché lo vogliamo anche noi: per essere chiari, se amate i dolci è perché i batteri della vostra flora intestinale amano gli alimenti dolci e zuccherosi. Attenzione però al circolo vizioso che ne deriva e che rende sempre più difficile cambiare stile alimentare: è sufficiente pensare ai giapponesi che per digerire le alghe hanno dovuto sviluppare una particolare flora intestinale.

Quando la raccolta dei rifiuti va differenziata: ecco i risultati dell’Italia

Comuni ricicloni vengono definite quelle città che riescono a ottenere durante un anno una percentuale notevole di raccolta differenziata e per fortuna in Italia godiamo di alcuni di questi esempi da nord a sud ma ci sono tanti comuni ancora che vanno educati alla raccolta differenziata. Più di tutti però c’è ancora una grossa percentuale di popolazione che la raccolta differenziata non sa cosa sia e che continua a raccogliere i rifiuti in modo indifferenziato. Vediamo cosa dicono quest’anno le cifre della raccolta differenziata nel nostro paese.

Quanto differenziamo?

Non tutti sanno come funziona la raccolta differenziata e quindi sono ancora molte le persone che non sanno applicarla, sebbene non sia poi così complicata e difficile come vuol apparire. Nonostante questa percentuale della popolazione italiana cui poco importa di fare la raccolta differenziata dei rifiuti perché nemmeno ne comprende ancora il senso, c’è chi invece la fa eccome diventando l’orgoglio della nazione: dai dati dell’Ispra disponibili finalmente anche on line sul sito del Catasto dei Rifiuti si può facilmente evincere come la raccolta differenziata venga eseguita e da quali comuni italiani provengano le cifre più alte. Queste cifre possono anche stimolare i cittadini ad applicarsi meglio nell’effettuare la raccolta e anche chiarire quali siano attualmente le metriche che interessano la raccolta dei rifiuti.

A rendere disponibili questi dati sono state le sezioni del Catasto di ogni regione italiana, ovvero i soggetti pubblici che possiedono effettivamente le informazioni e il modello Unico di dichiarazione ambientale. Per ore i dati da poter consultare riguardano gli anni dal 2010 al 2013, e a favorire ancora di più a rendere la situazione esaustiva e più completa è anche la divisione delle informazioni a seconda degli ambiti ovvero comune, provincia regione e nazionale, nonché la frazione merceologica. Questa suddivisione serve principalmente a rendere più facile la lettura dei dati e soprattutto la comparazione che è possibile effettuare per anni e per zone geografiche, che forse è l’ambito che interessa maggiormente per capire dove la differenziata regna indiscussa e dove invece il verbo differenziare non ha ancora attecchito.

L’Italia sa davvero differenziare?

I dati resi noti dal Catasto sono ben chiari sull’andamento della differenziata per zone e per annate, diciamo che i due fattori differiscono anche gli uni dagli altri perché se nel 2010 la parola stessa di differenziata non riuscivano a capirla 10 persone su 10, nel 2013 la situazione è un po’ migliorata con comuni che, da nord a sud, sono diventati sinonimo di raccolta differenziata tanto da meritare il nomignolo di ricicloni per quanto i cittadini sono riusciti bene nell’impresa del differenziare plastica da umido e vetro da polistirolo. Ma andiamo con ordine vedendo cosa l’anno 2013 ci dice di questo riciclo: secondo i dati raccolti il 2013 vede la differenziata toccare quota 42,3%, decisamente migliore questo risultato rispetto anche solo al 2012 in cui la quota si era fermata a cifre inferiori addirittura al 40%.

Se invece si prende in considerazione il periodo 2010-2013, e quindi si leggono le cifre nel lungo periodo, si può subito evincere come il dato a favore sia maggiore dato che in tre anni si è registrato un aumento del 7%. Al di là di questi numeri piuttosto generici, bisogna vedere nell’entroterra come si comportano i comuni e vedere nello specifico dove la differenziata vince e di fatto esiste ancora una bella differenza tra le diverse realtà nazionali anche sulle macro aree: se al nord la percentuale infatti sale al 54%, al centro si assesta su un timido 36%, mentre al sud addirittura siamo a livelli ancora più bassi e fermi al 28.8%. In pratica se al nord la fatica di differenziare la fanno quasi tuti e si evince dalla stessa percentuale, al centro-sud si è ancora un po’ lontanucci dal raggiungere tale quota e ancora a poco valgono gli sforzi notevoli dei comuni ricicloni del sud. La strada da percorrere è, purtroppo, ancora lunga.

Distruggere i detriti spaziali: ora si può

Per cercare di contenere il problema riguardanti i detriti spaziali si è pensato di portare sulla stazione spaziale un laser per incenerirli, ama identificarne prima le traiettorie sarà un telescopio che lavorerà in abbinamento con il laser.

Quando la spazzatura è troppa anche nello spazio

Un laser sembrerebbe la risposta al problema dei detriti i spaziali. Nelle nostre orbite esistono tonnellate e tonnellate di detriti di varie dimensioni formati da rifiuti di varie misure magari derivanti da collisioni, insomma spazzatura spaziale che circola all’interno delle orbite basse della Terra e che non fa altro che occupare spazio intorno al nostro pianeta, e che rappresenta un rischio reale per il corretto funzionamento di quei satelliti tutt’ora in orbita e, naturalmente, per la stessa Stazione spaziale anche se quest’ultima può correggere la propria traiettoria se vengono segnalati dei detriti particolarmente pericolosi.

Questi detriti che formano la spazzatura spaziale per la maggior parte sono piccolissimi e proprio per questo riescono anche a raggiungere delle velocità pari a 36 mila km/h ecco perché un potenziale scontro con quei satelliti ancora attivi ne rischierebbe il funzionamento. E proprio per eliminare un po’ di rifiuti indesiderati dalle nostre orbite e dal nostro spazio si potrebbe realizzare un sistema che da una parte identifichi nell’hic et nunc dove sono i detriti spaziali e dall’altra parte di distruggerli in maniera definitiva.

Detriti spaziali nell’inceneritore spaziale

Per creare tale sistema esperti hanno pensato bene di abbinare un telescopio, e nella fattispecie il telescopio Euso, e un laser che servirebbe per ridurre in briciole i detriti identificati precedentemente. Telescopio e laser andrebbero sistemati sulla stazione spaziale internazionale per poter essere usati a tale scopo. L’Euso è un telescopio che viene usato per osservare l’attività dei raggi cosmici, ma ciò non preclude la possibilità che possa essere usato per identificare i rifiuti spaziali che si trovano tutt’intorno alla Iss. Una volta che il telescopio individua i detriti entra in gioco il lavoro del laser, che dovrebbe esser potente abbastanza da incenerire una volta per tutte i rifiuti grazie all’uso di un getto estremamente potente di radiazione.

Questa azione combinata permetterebbe di individuare e annientare detriti fino a 100 km di distanza. In realtà, l’idea del laser non suona del tutto nuova dato che già negli scorsi decenni si era pensato di poterlo usare per alterare le traiettorie dei detriti spaziali più pericolosi, non per eliminarli del tutto. In questo caso però, la sua funzione sarebbe di annientare un primo strato di materia del detrito per spingerlo in basso e farlo bruciare non appena entrato nell’atmosfera. Se questo sistema funzionasse non solo lo si potrà montare sulla Stazione spaziale, ma lo si potrebbe usare anche all’interno di un progetto di satellite sviluppato proprio per annientare i rifiuti spaziali.

Quando la pubblicità ti condiziona: ecco le cattive abitudini indotte

Quante pubblicità di prodotti alimentari vengono trasmesse in tv o pubblicate su cartelloni o siti web che inducono a comprare un determinato alimento perché promette quel gusto e quel piacere unici che, invece, altri alimenti non si sognano nemmeno di far provare? Questo è più o meno il messaggio pubblicitario che le multinazionali vogliono far passare al pubblico sui propri prodotti che, stando ai loro messaggi poco subliminali, dovrebbero essere tutti genuini, prodotti con materie prime selezionate e addirittura salutari.

Quanto ci fanno male le pubblicità

Le pubblicità dei prodotti alimentari non fanno altro che mettere in moto le aree responsabili del piacere, del gusto e dell’apprendimento all’interno del cervello con la conseguenza che innescano il meccanismo di acquisto in chi magari già di per sé ama snack, fast food e cibi grassi. E strano più non appare che il numero di bambini e di adolescenti con problemi di sovrappeso e di obesità siano aumentati negli ultimi anni dato il potere persuasivo di certi sport che hanno preso il sopravvento sui network televisivi e purtroppo anche sulle abitudini alimentari dei nostri ragazzi che pensano che le patatine fritte, i cheeseburger di McDonald’s e le ciambelle con la glassa siano salutari.

Ci chiediamo a questo punto dove sia finita la buona vecchia dieta mediterranea e ci rendiamo tristemente conto che a batterla sono state le multinazionali statunitensi e il cibo spazzatura che proviene da lì, e se la colpa dell’alimentazione sbagliata e sregolata fosse proprio delle pubblicità?

Cosa si può fare per educare alla corretta alimentazione

Recentemente è stato pubblicato uno studio che svela come varie zone del cervello degli adolescenti già in sovrappeso subiscono una sovra-stimolazione quando assistono alla pubblicità di cibo. A essere stimolate ulteriormente sono proprio quelle aree del cervello responsabili del senso del piacere e della gratificazione, del gusto e l’area che controlla i movimenti della bocca, in quanto si pensa che i ragazzi mentalmente immaginano e simulano il consumo del cibo sponsorizzato nella pubblicità, e ciò induce a escogitare nuovi metodi per la perdita di peso. La ricerca in questione ha visto gli studiosi sottoporre un gruppo di adolescenti sovrappeso e un altro di adolescenti sani alla visione di una serie tv intervallata da pause pubblicitarie: in questo modo i ricercatori hanno potuto controllare l’attività cerebrale dei ragazzi mentre vedevano pubblicità di alimenti e di prodotti non alimentari.

Il risultato è stato quello che durante le pubblicità alimentari, tutti i ragazzi erano particolarmente attenti agli spot alimentari in quanto si mettevano in azione subito le aree del cervello che controllano l’attenzione e la ricompensa e in chi era sovrappeso proprio l’attività relativa alla ricompensa era maggiore, insieme al senso del gusto e all’area che controlla la bocca. Tutto questo per confermare quello che probabilmente già si sapeva ovvero che chi è in sovrappeso al vedere cibo in tv simula mentalmente il consumo di quel cibo che viene sponsorizzato e lo desiderano. I cattivi comportamenti alimentari verrebbero così rafforzati al punto da diventare cattive abitudini: che fare per correggere il tiro? Forse una risposta potrebbe essere quella di intervenire sulla simulazione del consumo di cibi promuovendo gli alimenti sani.